Welfare aziendale strutturato: benefici e vantaggi di una pratica sottovalutata

Pubblicato il 16 febbraio 2026 alle ore 09:13

Oggi vi parliamo di un pezzo pubblicato sul Sole 24 Ore, a cura di Valentina Melis e Claudio Tucci, che richiama il fenomeno del welfare aziendale: "Produttività in crescita fino al 30% nelle aziende con piani di welfare" (p. 6).
Negli anni passati, e in particolare nella cultura della piccola impresa o dell’impresa individuale, il welfare è stato spesso considerato come una spesa, o comunque come qualcosa di inutile, che non genera riflessi immediati e che quindi viene percepito come marginale rispetto alle dinamiche produttive.

Il pezzo del Sole 24 Ore che vi consigliamo di leggere oggi richiama invece il primo rapporto annuale del Corporate Welfare Lab, un nuovo osservatorio promosso dalla Luiss Business School in collaborazione con Edenred Italia, che si occupa dei piani di welfare strutturati per lavoratori e famiglie, analizzandone gli effetti in termini di produttività all’interno dei tessuti produttivi.

Oggetto dell’analisi sono in particolare le imprese medio-piccole, quindi le aziende che vanno, orientativamente, dai 10 ai 49 dipendenti. Che cosa emerge da questo studio? Emerge che le imprese medio-piccole che adottano strumenti strutturati e complessi di welfare per i propri dipendenti registrano un fatturato medio pro capite superiore rispetto a quelle che ne sono prive. Nello specifico, si parla di 6,5 milioni di euro contro 5,1 milioni, con differenze percentuali che superano il 26% nelle piccole imprese e arrivano quasi al 30% nelle medie imprese. È già questo un dato che merita attenzione e che può indurre a una riflessione non banale.

Il pezzo del Sole 24 Ore ci consente di capire un aspetto centrale: intervenire sul benessere dei lavoratori non è un’operazione generica o astratta. Quando parliamo di piani di welfare intendiamo, in concreto, polizze sanitarie per i lavoratori, il sostegno alle spese scolastiche ed extrascolastiche, eventuali convenzioni e bonus benzina, ma anche piani di previdenza complementare, fondi pensione, coperture assicurative sanitarie, polizze vita, TCM, LTC. Si tratta di strumenti che, spesso in forma collettiva, prevedono anche meccanismi di redistribuzione e di supporto economico che aiutano i lavoratori ad aumentare la propria capacità di stare nel mercato, di produrre reddito e di affrontare con maggiore serenità i rischi della vita quotidiana.

Tutto questo ci consente di dire una cosa molto semplice: prendersi cura dei dipendenti, attraverso piani di welfare graduali e strutturati, pensati per crescere insieme all’impresa e non come interventi estemporanei, diventa una scelta vincente anche per l’azienda stessa. Il ritorno non è solo in termini di benessere della forza lavoro, e volutamente non parliamo di “capitale umano”, espressione che rischia di ridurre le persone a fattori produttivi, ma anche in termini di produttività complessiva dell’impresa.

In ultima istanza, è esattamente questo il tipo di approccio che proviamo a proporre noi, attraverso la nostra collaborazione con Generali Italia, alle imprese del nostro territorio e anche a realtà che operano in contesti diversi. Crediamo che il welfare aziendale sia un tema centrale per chi sceglie di fare impresa in modo sostenibile, non deturpando la vita delle persone in cambio di un salario minimo, ma accompagnandole in un percorso di crescita che tenga insieme lavoro, benessere e qualità della vita, per il lavoratore e per i suoi cari.